Alfonso Signorini dopo lo scandalo: “Ferito dal silenzio di chi si diceva mio amico”
“Sono felicissimo che non ci sia più nessuno sul mio carro. E voglio che non salga più nessuno”. Alfonso Signorini sceglie un’immagine tagliente per raccontare il periodo più difficile della sua vita: non solo il dolore per la diffusione pubblica delle sue chat private, ma il deserto che ne è seguito. Il silenzio di chi, dice, si professava fratello o amico e poi è semplicemente sparito.
La bolla come strategia di sopravvivenza
Nell’intervista rilasciata al Giornale, l’ex direttore di Chi racconta di essersi costruito una bolla. Non come scelta di vita, precisa, ma come unico modo per reggere l’urto di quello che definisce “un clamore mostruoso”. Alla domanda su cosa succede a chi non riesce a sostenere una pressione simile, risponde con due parole secche: “Si ammazza”. Lui dice di essersi salvato grazie alla coscienza pulita, alla fede, ai suoi avvocati, a una stabilità economica e soprattutto al compagno, che non lo ha mai abbandonato.
La ferita più profonda
Il tradimento percepito resta la cicatrice più difficile da rimarginare. Persone che in passato gli avevano scritto biglietti, lettere e parole di stima sincera sono “letteralmente sparite” nel momento del bisogno. Per Signorini non si tratta solo di una questione personale: tacere di fronte a ciò che è accaduto, sostiene, equivale a rendersi complici di un sistema che potrebbe colpire chiunque. Rivendica con forza il diritto alla privacy: “Se non commetti reati, non puoi essere privato di questa libertà”. E sull’accusa che più lo ha ferito, quella di abuso di potere, è categorico: “Io non ho mai considerato il potere”. Rifarei tutto, aggiunge. Non ho nulla di cui vergognarmi.
Il futuro tra teatro e televisione
Oggi nella sua bolla ci sono musica, teatro, scrittura, viaggi e affetti. La televisione non è esclusa: “Non è detto che non torni nella mia vita”. Ma il momento che gli ha restituito lo slancio è stato l’applauso ricevuto all’Arena di Verona, dove ha firmato l’allestimento della Bohème. “Niente parole”, dice, “ma mi è arrivato al cuore”. Un ritorno alla vita che parla il linguaggio dell’arte, lontano dai riflettori ma non per sempre.

